LA MONTAGNA DI VALLERANA

 

L'area montana di Vallerana e Valpozzolo, costituita da 269 ettari circa tra boschi e pascoli, è attualmente di proprietà del comune di Bassano. Relativamente ad essa gli abitanti delle frazioni di Rubbio e Valrovina conservano il diritto di legnatico, in base ad un antico uso civico ancora riconosciuto, che si esplica mediante il ritiro di legna da ardere per le necessità invernali nella misura di quintali 14 per ogni capofamiglia e di quintali 1 per ogni altro componente.

Questo territorio ha una lunga e tormentata storia che risale a tempi immemorabili, quando le comunità di Angarano e Valrovina formavano un'unica entità amministrativa; ad un certo punto decisero di dividersi e formare ciascuna un comune autonomo, convenendo però di lasciare la montagna di Vallerana con le sue adiacenze di loro spettanza “in uso e benefizio promiscuo”.

Senonchè tale diritto non venne esercitato in modo pacifico: sorsero in tutti i tempi infatti liti, animosità, dissidi tra individui dell'uno e dell'altro comune che diedero luogo anche a controversie giudiziarie che non si limitarono al foro di Marostica, competente per territorio, ma giunsero anche presso il Podestà e Vice-Capitanio di Vicenza e le Magistrature di Venezia mettendo in pericolo la pace delle due comunità. La situazione mutò nell'anno 1798 quando i due comuni sottoscrissero in data 1 febbraio una convenzione (per Valrovina fu firmata da Valerio Tattara, per Angarano da Francesco Maello) in base alla quale Angarano cedette a Valrovina “ogni sua ragione in detta montagna” ricevendo come contropartita 400 ducati correnti ogni anno in perpetuo. Già nel 1783 era stata stipulata una convenzione per la “division della montagna” che probabilmente non ebbe seguito e che forse era scaturita a conclusione di una precedente vertenza dell'anno 1777 quando di fronte all'affermazione del comune di Valrovina di diritti su certe zone fu intimato ai suoi governanti di produrre “l'instrumento di division seguito tra detto comun d'Angarano e di Valrovina al tempo della loro separazione”, cosa che non riuscirono a fare.

Il comune di Angarano fu soppresso nel 1812 e il suo territorio fu unito a quello di Bassano, che si affrancò dall'onere nel 1869. Nel 1938 toccò al comune di Valrovina di venire soppresso e pure in questo caso il suo territorio passò sotto la giurisdizione del comune di Bassano. Anche la zona montana di Vallerana fu trasferita. Nelle deliberazioni consiliari del secondo dopoguerra quest'area viene denominata con il termine “Alpe di Vallerana”.

La montagna di Vallerana confinava a mattina con i comuni di Campese e Campolongo, a mezzogiorno con quelli di Angarano e Valrovina, a sera con quello di Rubbio e a monte con quello di Valstagna. Angarano ne era proprietario per tre quinti, però non ne ricavava grandi vantaggi. La parte del leone era fatta da Valrovina, che talvolta impediva il transito attraverso il suo territorio del bestiame e delle persone di Angarano che si portavano in Vallerana per pascolare o far legna. Comunque i pascoli venivano affittati di quinquennio in quinquennio dal comune di Angarano e al pubblico incanto intervenivano i giudici e i governatori di Valrovina. Dalla montagna si traeva sia legna da fuoco sia legname per la sistemazione delle abitazioni e della chiesa. Ad esempio nel 1762 con il ricavato dei “cornolari” si fabbricarono “li scuri della porta degli uomini di chiesa”; negli anni successivi con il ricavato del taglio di frasche e frasconi si sistemò l'altare di S. Valentino.

Quando il legname veniva venduto per le necessità della comunità veniva portato nella corte di Domenico Tasca a S.Michele, ch'era collonello o frazione di Angarano.

Le condizioni di vita degli abitanti di Valrovina erano alquanto misere e quindi si cercava di ottenere il massimo vantaggio dai terreni con il rischio talvolta di favorire le alluvioni con il disboscamento di zone soprastanti l'abitato. E' il caso della valle del Boso che convogliava le acque provenienti dai monti di Prà di Scaggion e Collare e che assumevano un carattere impetuoso, spesso uscendo dal loro alveo o ghebbo e provocando danni ripetuti alla chiesa, al cimitero e al Campo Marzo. Questo problema venne risolto quando si effettuarono dei grossi lavori di deviazione del corso. In una parte o deliberazione della Vicinia del 1782 si afferma che “le acque piovane che scorrono dai siti superiori interni dei monti non possano sbalzare e piegare dalla parte della valle di Boso, debordano dal suo ghebbo vecchio, ma debbano scorrere appunto dietro al suo ghebbo vecchio verso la sua antica Valle Grande detta della Vallison, che sbocca nella Brenta. Spesso la Vicinia autorizzava i capifamiglia a recarsi nei boschi per ottenere stanghe che servivano per riscaldarsi. Lo dovevano fare “per il proprio interesse” e non per altri, né dovevano “comprar da altri”. Il compito di autorizzare fu ad un certo punto demandato dalla Vicinia alla Banca (Giunta) per rendere più sbrigativa la procedura date le difficili condizioni di vita della popolazione.

Il bestiame posseduto dalle famiglie di Valrovina era costituito soprattutto da capre: ogni famiglia poteva tenerne non più di otto. La gente poteva raccogliere nei boschi castagne, noselle ed altri frutti. A proposito di noselle in una sentenza del Podestà di Vicenza del 14 settembre 1768 si parla del maltrattamento di alcune donne del comune di Angarano che si erano portate nella montagna di Vallerana per farne la raccolta. Si riferisce che in data 10 settembre furono anche spogliate “in parte de' loro vestimenti” dai governatori di Valrovina. E in merito alle castagne era proibito raccoglierle “in giorno festivo” e nei giorni permessi era vietato gettar sassi, né altra materia per farle cadere o “scorlar le castagnare”, mentre era consentito “raccogliere le cadute”.

Si era quindi in presenza di una società assai attenta a tutto ciò che poteva compromettere il precario equilibrio naturale, consapevole che gli abusi si ripercuotevano negativamente sulle condizioni di vita della comunità. Era anche una comunità però che sapeva provvedere alle persone più bisognose, offrendo ad esse maggiori servizi. E' il caso di Agnese Battistona autorizzata dalla Vicinia il 21 luglio 1771 di pascolare le pecore “per pura carità” sino il giorno della Madonna di settembre”.

Nei documenti antichi si trovano molti toponimi che probabilmente sono scomparsi dall'uso e dalla memoria delle persone quali strada dei Cavalli, strada della Mirandola, strada della Priara oppure Val Chegola, Vallesella del Spin, Riva della Frasca, Prè di Scaggion, valle del Col Fagaron, valle di Saccè, valle di Maelo, valle delle Calcare, valle del Buso dell Teste. Ciò testimonia che sta sparendo, forse del tutto, un patrimonio culturale che dava identità alle persone e che le radicava in un territorio e in una comunità di cui si sentivano parte attiva, grazie anche alla partecipazione dei capifamiglia nella Vicinia alla gestione della cosa pubblica.

Scopo di queste note è perciò di suscitare interesse per la propria terra, per la propria storia, per le persone che qui hanno vissuto, faticato e sofferto delle quali ciascuno porta impressi nel proprio corpo e nella propria psiche i segni.

 

Gastone Favero