SALE E TABACCO A VALROVINA

 

Il sale era un elemento assai importante in passato per la salute delle persone e, dato che se ne disponeva in modica quantità, la sua custodia e vendita erano regolamentate in maniera rigorosa, altrimenti ne potevano derivare disordini e turbamenti alla vita delle comunità. A Valrovina vi era un deposito di sale, cui attingevano, sino al 1769, anche gli abitanti del Collonello (quartiere) di Rubbio. Dopo tale data essi poterono acquistarlo sul posto, cioè a Rubbio, avendo la General Vicinia concesso l'autorizzazione ad istituirvi un proprio deposito “atteso l'incomodo e la lontananza di quegli abitanti” di provvedersi in quello di Valrovina. Il compito della provvista e vendita era affidato dalla Vicinia, a mezzo incanto, a persona denominato “solarolo”. Nel 1768 tale compito era svolto da Antonio Marcolin detto Pontarolo. Lo si sa perchè in quell'anno venne sostituito essendosi trasferito fuori del Comune. Il tabacco, chiamato anche “Erba Regina”, svolse un ruolo essenziale nell'economia di Valrovina della seconda metà del Settecento. L'introduzione della coltivazione sembra risalire a questo periodo. Inizialmente deve aver provocato dei problemi sociali perchè la Vicinia nei verbali delle sue sedute parla di danni e di “rovinose conseguenze” derivate dal suo impianto. Negli anni successivi la discussione sul tabacco verte sulla perticazione dei terreni da adibirsi alla sua coltivazione, sul fatto che si tratta di terreni “in buona parte da svegrare”, cioè da rendere adatti, sulla nomina di due deputati che devono sovrintendere alla sua coltura, sugli anticipi da richiedere all'Impresario generale sopra tale prodotto (certo Samuel Capriles di Venezia). Nel 1773 la coltivazione appare già ben organizzata. Il tabacco viene raccolto e consegnato nel mese di giugno e solo allora i coltivatori potevano ricevere il compenso. Nei mesi precedenti non avevano “modo di poter sostentarsi” per cui la Vicinia si adopera per ottener loro dei prestiti. La materia fu oggetto di varie discussioni nella Vicinia. Talvolta si rese necessaria anche la mediazione del clero per poter comporre delle vertenze. In questo senso si accenna all'opera di don Lorenzo Callegari e del Parroco, don Giacomo Compornò. Dagli atti della Vicinia si ricavano infine notizie sulla bottega, sita in Valrovina, ove si vendeva il tabacco, sull'incarico conferito al nodaro Francesco Perli di Valrovina dai Comuni del Canal del Brenta per la difesa dei loro interessi, sulla nomina di un deputato alla pesa e alle prove del tabacco “fin” e di quello “da terra”.

 

Gastone Favero

 

Bassano, 20 giugno 1998 -Tratto da “La Nuova Torre” n. 43